Autotrascendenza
Il Time dedica questa settimana un lungo articolo* (e la copertina) alle ricerche del biologo molecolare Dean Hamer, autore di un libro che sta facendo discutere: The God Gene: How Faith Is Handwired Into Our Genes (ed. Doubleday). Svolgendo alcune ricerche sul cancro, Hamer ha sottoposto un campione di mille persone, uomini e donne, ad un questionario sul temperamento. Uno dei tratti indagati dal questionario riguardava l'autotrascendenza, che comprende tre cose: la capacità di dimenticarsi di se stessi, l'identificazione transpersonale, ovvero "il senso di unione con l'universo" e il misticismo, ovvero l'apertura a cose non dimostrabili. Distinte le persone del campione in base ai risultati del questionario, Hamer ha cercato le basi genetiche delle differenze, individuandole nella variazione del gene VMAT2, un gene fondamentale per la produzione di serotonina e dopamina.
Robert Thurman,** professore di studi buddhisti alla Columbia university, ha dichiarato che per i buddhisti si tratta di una notizia "amusing and fun", che non dice nulla che il Buddhismo già non sapesse. Più preoccupati cristiani ed ebrei. Ma non troppo. Che la fede abbia base genetica, può voler dire due cose: o che Dio è una allucinazione frutto del bisogno umano (presente fin nei geni), o che Dio stesso ha posto le radici della fede nei geni. In quest'ultimo caso, sorge un problema. Come mai, si chiede il giornalista del Time, questo gene è così irregolarmente diviso tra gli uomini? Non è una convinzione centrale della fede che la grazia sia disponibile per tutti? La risposta è quella di sempre: sarebbe troppo facile per Dio programmare gli uomini ad avere fede in lui; meglio rendere le cose più difficili. Non funziona granché come risposta, ma forse non ve ne sono altre. A meno che non si vogliano rispolverare le parole del Vangelo di Tommaso: "Se lo avete, quel che avete vi salverà; se non lo avete, quel che non avete vi condannerà". Quel che abbiamo o non abbiamo sarebbe, in questo caso, un gene. Ma qui si aprirebbe la questione teologica della predestinazione.
Credo che nel Vangelo - segnatamente nel Vangelo di Giovanni - sia scritto chiaramente che alcuni uomini sono predestinati alla salvezza ed altri alla perdizione, e che Cristo è venuto sulla terra solo per quelli che già erano predestinati ad accoglierlo: ma discuterne ci porterebbe lontano. E' il caso piuttosto di osservare che l'autotrascendenza, così come è caratterizzato nel questionario utilizzato da Hamer, non coincide con la fede e meno che mai con la fede cattolica. La quale è incontro con un Persona, e non un vago senso di unione con l'universo. Piuttosto, questo senso di unione con il cosmo appartiene a quella cultura spinoziana e poi romantica che il cattolicesimo ha combattuto strenuamente, scorgendovi null'altro che ateismo: ed in effetti la Natura può stare al posto di Dio. E' qualcosa che può provare un artista, commosso di fronte ad un paesaggio, un musicista, un uomo immerso in meditazione. Si tratta, insomma, di un ventaglio di esperienze - le peak experiences di Maslow - che appartengono al mondo della religione, ma anche a quello dell'arte e della filosofia, e che possono fare a meno di Dio. Anzi, ci si può chiedere se esse siano compatibili con la fede nel Dio delle Chiese.
* J. Kluger, "Is God in Our Genes?", Time, 29 novembre 2004, pp. 50-60.
** Autore con Tad Wise de La Montagna Sacra (ed. Neri Pozza).
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