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8 novembre

Potenza delle parole. Degli esagitati, chiamati no-global, entrano in un ipermercato, portano via quello che gli pare senza pagare, e lo chiamano esproprio proletario. Condanna quasi unanime del mondo politico e magistrati che minacciano dieci anni di carcere. Ogni domenica altri esagitati, chiamati tifosi, entrano negli Autogrill e portano via quello che gli pare senza pagare.  Non lo chiamano esproprio proletario, pur essendo più proletari degli altri. Indifferenza generale: quasi un diritto acquisito.
Strani tempi, ad ogni modo. Non si vuol capire che la folla ha i suoi sacrosanti diritti. Che per l'uomo della folla - sia tifoso o manifestante - non valgono i volgari concetti di bene e di male - una distinzione che, come ogni altra distinzione, richiede per essere riconosciuta l'uso della ragione discriminante: di cui non dispongono gli uomini caduti allo stato animale (quelli immersi nella folla) e quelli che si sono elevati allo stato divino (gli uomini in solitudine). Che la folla assolve sempre, conducendo l'uomo nello stato di incapacità di intendere e volere: non lo si vuol capire. Se si ragionasse un attimo, del resto, si comprenderebbe che nessun uomo nel pieno possesso delle sue facoltà mentali si lascerebbe oggi andare a qualcosa come un esproprio proletario. E non perché è illegale, né perché non esiste più il proletariato; semplicemente perché, invece, ciò va contro la natura di consumatore, che è la forma che la malleabile natura umana ha assunto oggi. Il consumatore vuole acquistare: è per lui un punto d'onore. Espropriare vuol dire tirarsi fuori dal patto commerciale e consumistico tra lui e la moltitudine dei produttori-venditori, rinunciare al riconoscimento che gli viene dall'atto di acquistare, sia pure a rate. Un suicidio vero e proprio.

Posted on सोमवार, नवंबर ८, २००४ at २१:२५ by Registered Commenterantonio vigilante | Comments1 Comment

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Reader Comments (1)

Deve essere questo che mi ha fatto ridere mentre al telegiornale si avvicendavano le facce dei politici: il "suicidio del consumatore".
E questo suicidio - e dunque il mio sbottare a ridere, ché nessun morto c'è stato e ridere si può, le facce morte dei politici non contano - non è avvenuto mentre chiamavano il fatto 'esproprio proletario', non mentre saccheggiavano l'ipermercato, no, è avvenuto mentre distribuivano la merce ai passanti.
Ogni suicidio è un grido al mondo.
नवंबर ९, २००४ | Unregistered Commenterr.

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