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1 dicembre

Quando ero piccolo, mia nonna mi raccontava spesso una storia. Una fiaba  non troppo originale, ma che mi piaceva molto: e di cui ricordo ora ben poco.
C'era una fanciulla graziosa ed umile, che aveva una matrigna e delle sorellastre che la odiavano. Un giorno andò al lavatoio - perché la povera fanciulla era la schiava di casa - e mentre lavava i panni, le cadde il sapone nell'acqua. Inutilmente lo cercò: quel lavatoio doveva essere una specie di pozzo senza fondo. Si disperò, la povera fanciulla, perché non sapeva come dirlo alla matrigna, immaginava già le punizioni, le umiliazioni, la cattiveria che si sarebbe riversata su di lei. Ma tra le lacrime, vide qualcuno. Non so dire com'era l'uomo che vide. Certo non era il principe azzurro, perché quella è un'altra storia. Si tratta di san Pietro, per farla breve, e mi sembra che sia d'obbligo immaginarlo anzianotto e barbuto. E sia. L'uomo anzianotto e barbuto (aggiungiamo per soprammercato l'alone luminoso intorno al capo) le chiede perché piange, la fanciulla gli spiega la disgrazia, e lui sorride. Quindi fa un gesto della mano, ed ecco che compare una meravigliosa carrozza, con due bellissimi cavalli bianchi. Il sant'uomo invita la fanciulla a tornare a casa serena. Qui forse manca qualcosa. Ricordo vivida la scena della carrozza, ma avvolta da una nebbia che si dirada solo quando le sorellastre, evidentemente invidiose ed anche un po' stupide, vanno al lavatorio con il loro pezzo di sapone e fingono di perderlo: quindi versano lacrime artefatte. Qui la nebbia s'addensa di nuovo. Immagino che san Pietro compaia di nuovo e dica cose molto dure. Quando si fa chiaro di nuovo, le due poveracce sono su un carretto trainato da un ronzino e, oh meraviglia!, hanno entrambe una coda che le scende dalla fronte, e che oscilla destra e a sinistra secondo l'andatura del carretto. La scena mi faceva ridere di gusto. Conteneva giustizia, anzi vendetta; era insomma rassicurante.
Credo che a mia nonna piacesse questa storia - di fatto, è l'unica che ricordo mi abbia raccontato - perché anche lei era nata povera ed anche lei aveva una matrigna. Lei però non aveva incontrato san Pietro, ma un operaio povero come lei. Si erano sposati, avevano fatto tre figli e si erano dati a sacrifici selvaggi per comprare una casa: perché a questo mondo non sei nessuno se non hai quattro mura che siano tue.
Di tutta la tempesta della vita l'era rimasto un moto delle palpebre, a mia nonna; un debole aprire e chiudere d'occhi pietosi, organi d'una visione già trasfigurata; poi più nemmeno quello.
Questa mattina mia nonna stava, chiusa in una cassa di legno levigato, ai piedi dell'altare d'una chiesa. Un uomo vestito in modo strano ha detto e fatto cose molto buffe, mentre altri ascoltavano e a volte parlavano all'unisono - alzandosi e sedendosi, alzandosi e sedendosi... Poi l'uomo buffo ha ringraziato Dio e ci ha mandati via.
Fuori una donna ha osservato l'automobile che portava via mia nonna, ed ha detto: "Embe'? Dio è più grande".
Io non ho mai provato un desiderio così forte di spaccare la faccia a qualcuno.

Posted on बुधवार, दिसंबर १, २००४ at १२:४१ by Registered Commenterantonio vigilante | Comments7 Comments | References4 References

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Reader Comments (7)

Sentite condoglianze. Quella fiaba era una delle preferite di mia figlia Lisi. Adesso, tramite te, è lei che me le racconta. Grazie.
Gloria.
दिसंबर १, २००४ | Unregistered CommenterGloria
Non la dimentico, Lisi. E come me tantissimi altri. Il bene che facciamo resta, e giunge dove nemmeno immaginiamo.
दिसंबर १, २००४ | Registered Commenterantonio vigilante
ciao Antonio. Mi spiace per tua nonna. Io ho perso i nonni un po' di anni fa e ancora oggi soffro di sensi di colpa per aver sprecato delle occasioni quando c'erano. A volte sogno uno dei miei nonni e quando mi alzo so che quella sarà un'ottima giornata. Uno di quei giorni in cui cammini leggera e ti sembra di comprendere tutto perchè ogni cosa è circoscritta, limitata, relativa, molto comprensibilmente umana. Mi mancano i miei nonni. Mia nonna materna per esempio era un po' eccentrica e insisteva a chiamarmi Cristina perchè diceva che quello era il nome che si addiceva a me. Poi, qualche anno prima di morire iniziò a chiamarmi Veronica, perchè quello era il nuovo nome che mi si addiceva. E lo faceva in modo del tutto naturale. Non mi ha mai voluto spiegare perchè. A volte mi chiedo come mi chiamerebbe oggi. Ma questa è un'altra storia. Il grande rimorso è di non aver preteso dal medico in ospedale che le iniettassero un po' di morfina la notte in cui è morta. Non so, come se i vecchi soffrissero meno.
Ciao Antonio.
Inc.
दिसंबर ४, २००४ | Unregistered CommenterIncoronata
Ti conosco solo tramite ciò che scrivi e tu forse da qualche foto del mio moblog ma permettimi di esserti vicino. Anche io in questi anni spesso, forse troppo, mi sono ritrovato a vivere momenti analoghi ed a volte piccoli segnali di attenzione mi hanno aiutato.
ciao francesco
दिसंबर ४, २००४ | Unregistered Commenternext
Grazie, davvero.
दिसंबर ४, २००४ | Registered Commenterantonio vigilante

Solo adesso ho appreso la notizia.
Mi spiace tanto per tua nonna.
Vorrei cancellare la tristezza dal tuo volto.
दिसंबर ११, २००४ | Unregistered Commentermichela
Mi dispiace molto.
दिसंबर ४, २००५ | Unregistered Commenterporucista

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