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Marco Vannini e il buddhismo

Marco Vannini è un autorevole studioso della mistica speculativa tedesca, in particolare di Meister Eckhart. Nel suo ultimo libro amplia la sua analisi, trattando La mistica delle grandi religioni (Mondadori). Argomento immenso, che Vannini affronta un po' alla leggera: almeno a giudicare da quel che dice del buddhismo. Dopo una presentazione generale ( e generica) del pensiero buddhista, si sofferma sul solo Nagarjuna.
Segnalo qualche punto:
- Citando l'inizio del Dhammapada, sostiene che per il Buddhismo "gli eventi 'esteriori' della realtà sono costituiti in effetti di pensiero". La traduzione da lui impiegata (di Eugenio Frola, ma che in nota ammette di aver ritoccato), dice in effetti: "Gli elementi della realtà sono predeterminati dai pensieri, sono cumuli di pensieri, sono costituiti da pensieri." Più correttamente, Francesco Sferra traduce: "Preceduti dalla mente sono gli stati mentali", ecc. Il testo pali è: Manopubban.gamaa dhammaa, manoset.t.haa manomayaa. Vannini estende all'intero Buddhismo la posizione della scuola Yogacara.
- Citando ancora il Dhammapada (412), afferma: "Universale comprensione, universale distacco, conducono infatti l'uomo spirituale, l'uomo libero, al di là del bene e del male, al di sopra della contraddizione e degli opposti". Per quanto la cosa sia meno speculativamente eccitante, non si tratta in realtà di un andare al di là del bene e del male, quanto di compiere il bene naturalmente (un po' alla maniera dell'anima bella romantica), escludendo ogni considerazione utilitaristica dell'azione morale: come spiega ancora Francesco Sferra.
- Nagarjuna - di cui esamina le Stanze del cammino di mezzo- fa letteralmente impazzire Vannini, facendogli venire in mente gli scettici e i sofisti, Parmenide ed Eraclito, Platone e l'immancabile Wittgnestein. Ci stava bene anche Mauthner, devo dire; ma si sa che Mauthner in Italia non lo conosce nessuno. Una vera e propria furia comparativa, mentre restano non indagate le condizioni storiche nelle quali matura il pensiero di Nagarjuna ed i suoi rapporti con i precedenti sviluppi del buddhismo.
- La critica di Nagarjuna alla coproduzione condizionata dimostra per Vannini "la finezza della metafisica aristotelica, che con i concetti di materia e forma, e soprattutto potenza e atto, permette di superare le contraddizioni in cui necessariamente si involge una considerazione statica, fissa degli enti, del loro presunto nascere, essere e perire". Qui ho qualche difficoltà a comprendere. Perché mai la concezione buddhistica è statica? Perché la distinzione tra atto e potenza è dinamica (o non statica), mentre l'individuazione di ben dodici fattori-anelli è statica? E perché mai il nascere, essere e perire degli enti è presunto?
- Nagarjuna resta al di qua di Hegel, anche, perché non coglie (e questo per Vannini è grave) la possibilità logica della compresenza degli opposti. Peccato che Vannini non dia mostra di conoscere affatto la Prajnaparamita. Altro che logica hegeliana, avrebbe scoperto.
- Il buddhismo non conduce a nulla, al di là di una specie di odio del logos (poiché espelle tutte le opinioni) e ad un abbandono al quotidiano, "vissuto certo con atarassia, forse con la capacità di rimuovere il dolore, ma certo non trasfigurato, non fonte di gioia, di luce immediatamente presente". E il nirvana? Non si chiama, il nirvana, Senzamorte? E cos'è, toccare il Senzamorte, se non gioia?
- "Il fine meramente 'terapeutico' della liberazione dal dolore - avverte - (...) fa scadere irrimediabilmente il buddhismo nello psicologico..." E sia. Ma qualche pagina prima afferma pure che "L'insegnamento del Buddha... è innanzitutto una lotta contro lo psichico, in qualunque modo si presenti, e l'estinzione dello psichismo è il resultato cui vuole pervenire in ultima analisi la meditazione ". Il buddhismo dunque è quella terapia psicologica che intende distruggere la psiche. Parola di Marco Vannini.
- "La compassione - incalza trionfante - karuna, non è amore... la compassione non fa vivere, e soprattutto essa è quello che il nome stesso dice: com-passione, Mit-leid, dolore dunque, non gioia". Al di là del fatto che non sarebbe solo dolore, ma dolore condiviso, male comune (che come si sa è mezzo gaudio), Vannini dimentica che nel buddhismo non c'è solo karuna, ma anche mudita, la quale è gioia partecipata, con-gioire.
- Il buddhismo, conclude dunque, non ha una vera mistica, perché c'è mistica solo dove c'è l'incontro con un Tu; in caso contrario, non c'è che il ritorno ad una specie di buon senso terra terra, spiritualmente sterile.
C'è da sperare che Vannini torni presto al suo Eckhart.

Posted on शनिवार, दिसंबर १८, २००४ at १४:२३ by Registered Commenterantonio vigilante | Comments6 Comments | References5 References

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Passavo per caso, e trovo tutto questo molto interessante, grazie. Conosco Mauthner, e avevo cominciato a tradurre, ventun anni fa, a penna, i Beiträge zur eine Kritik der Sprache. Su Mauthner si potrebbe financo aprire un blog, si potrebbe. Bene bene. Un saluto.
दिसंबर १९, २००४ | Unregistered CommenterUna
Sono profano della materia e tuttavia la recensione del libro di Marco Vannini mi ha incuriosito non poco in quanto il recensore scrive: "... più correttamente Francesco Sferra traduce .....". Poiché Francesco è mio figlio, la cosa non può non farmi piacere. Per questo gradirei conoscere il nome del recensore e qualche ulteriore notizia circa Minimo Karma, tenuto altresì presente che alcuni degli argomenti citati nella home page potrebbero essere forse di mio interesse.
Cordialmente
Giovanni Sferra
अप्रैल १९, २००६ | Unregistered CommenterGiovanni Sferra
hello
नवंबर २१, २००६ | Unregistered Commentersopellus
जनवरी १०, २००७ | Unregistered CommenterNord

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