11
Il sole gira il sole non aspetta
non arriva non parte non ha detto
una sola parola mi capisci?
non ha detto parola e il sole gira
insolente che aspetta: e non c'è uscita
non c'è un'ombra nei campi di cemento
il sole gira il sole sulle strade
è una coppa che versa luce inutile
veleno che ti avvolge ragnatela
luce che prende luce che non dona
enza un'uscita senza una parola
giro inutile giro nella luce
sono quasi felice mi capisci?
quest'inutile giro nella luce
nei silenziosi campi di cemento
che prende prende prende, che non dona
e gira ragnatela di veleno
è tutto quel che c'è, è l'Assoluto
luce che chiude luce che non dona
veleno di cemento ragnatela
senza una sola parola capisci?
10
Mattina. Il primo freddo dell'autunno.
Un giorno ti trovi inginocchiato
davanti alla nuda vita.
Senza più alcuna storia-coperta
che possa coprirti
o luogo naturale
ti aggiri carne ossa nervi
tra le piastrelle della cucina,
bagnato dall'immagine del doppio crollo
del tuo corpo e della tua casa,
indifferente ad ogni direzione.
Non cerchi, tu carne tra cose sporche ed inutili,
nulla al di fuori della tua sopravvivenza:
incredulo, perché non è che la sopravvivenza
d'un tedio vergognoso,
che non è dolore né tragica ferita,
ma l'estenuarsi di una cosa
che da tempo immemorabile è stata compromessa.
Un giorno ti trovi a contemplare
i tuoi occhi come oggetti pietosi
per celare un duplice abisso,
ché non ne emerga l'alito
che un tempo osarono chiamare anima
- e pure lanterna magica, che illuda il meccanismo ebete,
circondandolo di colori.
Un giorno ti accorgi d'essere corpo,
disperatamente corpo,
vergogna di nervi e umori,
vecchia imbellettata dalle gambe grosse e le vene varicose,
col suo vestito rosso e la borsetta piena di monete che non hanno più corso.
Un giorno, bagnato dalla vita nuda,
ti accasci sulla sedia.
Che il tuo corpo diventi cadavere,
e rovesci sangue sul pavimento della cucina,
è un'idea che non puoi tollerare.
Così ti prepari un caffè, quietamente prossimo,
ormai, all'orrore che sei:
con la speranza di una possibile convivenza,
di un'abitudine salvifica.
E parli un po' a te stesso, per consolarti.
E poiché non c'è parola che possa consolare,
una volta che la nuda vita sia giunta a bagnarti,
ti sorprendi a mugolare come un cane,
tra le sporche piastrelle della tua cucina,
nella casa che sta per crollare.
09
Una strada di campagna.
Il contadino viene con qualcosa sulle spalle
tu ti scansi e lo lasci passare
poi dici com'è strano come cammina
con tutta quella roba sulle spalle
però ci sono gli asfodeli sul bordo della strada
e questa è una cosa troppo interessante
gli afodeli, i campi di asfodeli
andare sui campi di asfodeli
leggeri andare sui campi di asfodeli
gli asfodeli, ah, gli asfodeli.
Amo la gente che lavora nelle cooperative
ha qualcosa di colorato e buono
non come gli impiegati dello stato
i membri dell'amministrazione dello stato
i professori e i giudici dello stato
con le facce come muri bianchi
e quel sentore di calce quando ti avvicini
la gente che lavora nelle cooperative invece
è gente che va sui prati d'asfodeli
quando la corda si rompe e tutto quanto
cade giù nel pozzo.
E adesso non startene zitta
come uno spaventapasseri
da piantare nell'orto del delirio
c'è ancora da camminare
la strada è lunga e sul ciglio ci sono gli asfodeli
e vedrai che parlando prenderemo colore.
08
Il giardino di una casa di cura.
Ho penetrato la rosa mistica.
Gocce di sangue sulla terra
Gocce di sangue vivo e profumato sulla terra.
Uomini curvi nascono
uomini curvi e infelici, figli
che mi odiano mi odiano mi odiano
mi odiano mi odiano mi odiano.
Scavando nel fango della loro carne
cercano, uomini curvi e infelici
cercano una traccia dell'antico profumo
fino a distruggersi maledicendomi
uomini curvi, figli.
07
Un roseto. Pioggia.
Cosa-dio nullessente, nota inerte,
canto di piume che s'alza da sfatta
materia di colomba, merda secca
in occhi puri di donna, bambino
che combatte il serpente primordiale
dove la pioggia si raccoglie e cade:
buio feroce che raccoglie i fiumi
vivida luce adagiata nell'intimo
che mostra trasparente ogni sostanza:
e vuota, e perciò morta, e perciò viva:
non ti conosce chi ti chiama padre.
Seminatore d'ossa, ti direi,
se il dire fosse meglio del tacere.
